Riceviamo e pubblichiamo una nota di Gianfranco Arnoletti, già comparsa come commento a un post precedente.
Prendo la parola per salutare l'ennesimo colpo di scena di Ambra Enrico e dei suoi amici.
Lo faccio con un certo stupore. La storia recente di Cifa ha inizio con
un colpo di mano, per poi diventare, a settembre, una annunciata
candidatura di Ambra alla presidenza e giungere recentemente ad un
repentino dietrofront con cambio di mansioni e ruoli: chissà cosa
accadrà ancora fino all'assemblea.
Lo scenario lascia intravedere che questa sia solo l'ennesima puntata di
cui Ambra ha reso protagonista il Cifa, senza che il Cifa vero, quello
che lavora e che in silenzio, da anni, dà vita al diritto di tanti
bambini di trovare i genitori, sia mai stato voglioso di tanti
riflettori.
In queste settimane il Consiglio Direttivo da me presieduto si è posto
un obiettivo chiaro e semplice: preparare l'assemblea e portare avanti
le tante attività quotidiane legate all'adozione ed all'aiuto dei
bambini in difficoltà, ripristinando un clima di fiducia e stima tra i
dipendenti e riportare sicurezza tra gli associati e le coppie che al
Cifa hanno conferito il mandato adottivo.
Il mio impegno e quello del Consiglio Direttivo da me presieduto è stato
ed è, quello di trovare regole certe e a garanzia di tutti, chiarire
con la CAI alcune situazioni recenti poco chiare e soprattutto ultimare
l'opera di verifica dei soci, iniziata solo parzialmente e poi non
portata a termine dal Direttivo presieduto da Munafo': fatto che ha
creato disagi operativi notevoli e reazioni negative comprensibili da
parte di molti amici di Cifa.
Sono pronto a proseguire con molti altri l'opera di Cifa, la sua
crescita e la sua continuità nel tempo, anche attraverso figure di
rilievo che possano succedersi al sottoscritto nel delicato incarico di
Presidente di una Ong che ha rapporti con una ventina di Paesi nel
mondo: incarico che non si può abbozzare o improvvisare, che ha bisogno
di esperienza e professionalità e che necessita di essere costruito
proprio per rispetto alla storia ed al prestigio di Cifa e dei suoi
interlocutori.
I nomi dei candidati li faremo quando le candidature verranno depositate
nella certezza delle regole. Li condivideremo, ma non li anticiperemo
informalmente, come sta accadendo, in un freddo e anonimo blog.
Tutti voi comprendete che dopo il colpo di mano dell'ultima assemblea,
Cifa non possa correr più alcun rischio. E' già abbastanza grave quello
che cinque persone senza alcuna conoscenza della normativa in tema di
adozione, guidate da Munafò, hanno costretto a far subire all'Ente.
Quello che e' capitato a noi potrebbe capitare a qualsiasi altro ente
italiano e sulla soluzione che sapremo dare molti enti predisporranno
modifiche statutarie e proporranno innovazioni normative.
Le prossime elezioni del nuovo consiglio direttivo sono ormai certezza.
Noi ci stiamo avvicinando a questa data senza il livore e gli
atteggiamenti eccessivamente rissosi o ultimativi che hanno
contraddistinto le comunicazioni telefoniche fatte dalla candidata e dai
suoi compagni alle famiglie e i commenti gratuiti e dannosi che si sono
succeduti sui forum e da cui mi sono dissociato da subito.
Commenti che hanno trovato tutti i dipendenti (tutti) sdegnati perchè
non si sono riconosciuti nelle accuse gratuite mosse all'associazione.
Non bastano slogan e affermazioni prime di riscontri per modificare la
realtà; è un modo di agire che non condividiamo ed in cui non ci siamo
mai riconosciuti.
Il confronto pubblico sui temi e sui destini dell'ente ci sarà perché ci
crediamo fermamente e perchè sarà utilissimo raccontare alle famiglie
con precisione gli obiettivi reali e le prospettive che ogni lista
intende proporre. La presenza dei requisiti di legge nei candidati, e le
loro specifiche esperienze.
Invito tutti - nel frattempo - a documentarsi, bene e con i documenti
alla mano, su quello che e' accaduto in questi mesi, sul ciò che Cifa ha
vissuto e sta vivendo e sul fatto che il 'passo indietro' di Ambra
Enrico, Salvatore Gandolfo, Antonio Munafo' rappresenta una ulteriore
conferma di ciò che noi dicevamo da tempo peraltro nelle sedi opportune,
e non usando indecorosamente internet.
Siamo contenti di questa ammissione palese di Enrico, Munafò e Gandolfo
anche se fa sorridere il tentativo goffo di mascherare il gesto con un
presunto atto di "generosità" che, a ben vedere propone un bucolico
ritorno ad un Cifa che non ha alcun futuro, non è adeguato ai compiti di
legge e neppure, in verità, è mai esistito. Anche questo è sintomatico
dello stile di chi ha guidato il Cifa per quattro mesi dopo il golpe del
29 Aprile.
Buon lavoro e a presto.
Un cordiale saluto.
Gianfranco Arnoletti