Immaginiamoci 2

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mercoledì 21 dicembre 2011

Intervento di Michela Bacci

Cara Ambra,

per amore di precisione faccio una piccola cronistoria della mia attività in Cifa:

1) ho aperto la sede del Cifa  a Venezia nel 1984

2) nel novembre dello stesso anno sono stati ospiti a casa mia i miei amici Maria Ottavia e Pino Imprescia, allora volontari del Cifa, ed in quella occasione abbiamo insieme pensato che potevo fare qualche ora di segreteria nella sede di Venezia (una stanzetta al piano terra spesso invasa dall'acqua alta) visto che la segretaria che avevamo non era particolarmente efficiente.

3) nel 1987 mi è stato chiesto di candidarmi per il Consiglio Direttivo ed ho accettato. Non c’era alcuna incompatibilità fra le due cose.

4) nel 1991 è uscita la legge 266 sul volontariato e ci siamo messi a tavolino con i componenti del direttivo di allora perché io in effetti non ero solo una volontaria.

5) ho deciso di rimanere in Cifa come dipendente considerato che ormai non si trattava più di essere presenti 9 ora la settimana ma circa 20

6) mi sono dimessa quindi, spontaneamente, dal Consiglio Direttivo e, se non ricordo male, tu hai preso il mio posto, eravamo a Rivoli, ricordi?

7) oggi il Cifa non è una “associazione di volontariato”, basti pensare che al momento in cui siamo diventati ONG siamo stati cancellati dall’albo del volontariato. Se mai dovessi essere eletta è ovvio, e lo sai meglio di me, che non percepirei alcun compenso come membro del direttivo, ma solo i rimborsi spesa per eventuali spostamenti, questo assolutamente in linea con il nostro statuto.

8) per quanto riguarda gli avanzamenti di carriera, se ti riferisci a me, devo solo darti atto che il direttivo di Munafò mi ha nominata responsabile di sede il 23 maggio 2011 e la comunicazione alla CAI è stata fatta il 2 agosto 2011.
L’attuale direttivo ha semplicemente preso atto di una decisione presa a maggio dal precedente consiglio, nel periodo in cui tu eri direttore generale, ed ha riconosciuto in questo modo la mia professionalità.

E ne sono felice.

Michela Bacci

mercoledì 30 novembre 2011

Nota di Gianfranco Arnoletti

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Gianfranco Arnoletti, già comparsa come commento a un post precedente.

Prendo la parola per salutare l'ennesimo colpo di scena di Ambra Enrico e dei suoi amici.

Lo faccio con un certo stupore. La storia recente di Cifa ha inizio con un colpo di mano, per poi diventare, a settembre, una annunciata candidatura di Ambra alla presidenza e giungere recentemente ad un repentino dietrofront con cambio di mansioni e ruoli: chissà cosa accadrà ancora fino all'assemblea.


Lo scenario lascia intravedere che questa sia solo l'ennesima puntata di cui Ambra ha reso protagonista il Cifa, senza che il Cifa vero, quello che lavora e che in silenzio, da anni, dà vita al diritto di tanti bambini di trovare i genitori, sia mai stato voglioso di tanti riflettori.


In queste settimane il Consiglio Direttivo da me presieduto si è posto un obiettivo chiaro e semplice: preparare l'assemblea e portare avanti le tante attività quotidiane legate all'adozione ed all'aiuto dei bambini in difficoltà, ripristinando un clima di fiducia e stima tra i dipendenti e riportare sicurezza tra gli associati e le coppie che al Cifa hanno conferito il mandato adottivo.


Il mio impegno e quello del Consiglio Direttivo da me presieduto è stato ed è, quello di trovare regole certe e a garanzia di tutti, chiarire con la CAI alcune situazioni recenti poco chiare e soprattutto ultimare l'opera di verifica dei soci, iniziata solo parzialmente e poi non portata a termine dal Direttivo presieduto da Munafo': fatto che ha creato disagi operativi notevoli e reazioni negative comprensibili da parte di molti amici di Cifa.


Sono pronto a proseguire con molti altri l'opera di Cifa, la sua crescita e la sua continuità nel tempo, anche attraverso figure di rilievo che possano succedersi al sottoscritto nel delicato incarico di Presidente di una Ong che ha rapporti con una ventina di Paesi nel mondo: incarico che non si può abbozzare o improvvisare, che ha bisogno di esperienza e professionalità e che necessita di essere costruito proprio per rispetto alla storia ed al prestigio di Cifa e dei suoi interlocutori.


I nomi dei candidati li faremo quando le candidature verranno depositate nella certezza delle regole. Li condivideremo, ma non li anticiperemo informalmente, come sta accadendo, in un freddo e anonimo blog.


Tutti voi comprendete che dopo il colpo di mano dell'ultima assemblea, Cifa non possa correr più alcun rischio. E' già abbastanza grave quello che cinque persone senza alcuna conoscenza della normativa in tema di adozione, guidate da Munafò, hanno costretto a far subire all'Ente. Quello che e' capitato a noi potrebbe capitare a qualsiasi altro ente italiano e sulla soluzione che sapremo dare molti enti predisporranno modifiche statutarie e proporranno innovazioni normative.


Le prossime elezioni del nuovo consiglio direttivo sono ormai certezza.


Noi ci stiamo avvicinando a questa data senza il livore e gli atteggiamenti eccessivamente rissosi o ultimativi che hanno contraddistinto le comunicazioni telefoniche fatte dalla candidata e dai suoi compagni alle famiglie e i commenti gratuiti e dannosi che si sono succeduti sui forum e da cui mi sono dissociato da subito.


Commenti che hanno trovato tutti i dipendenti (tutti) sdegnati perchè non si sono riconosciuti nelle accuse gratuite mosse all'associazione. Non bastano slogan e affermazioni prime di riscontri per modificare la realtà; è un modo di agire che non condividiamo ed in cui non ci siamo mai riconosciuti.


Il confronto pubblico sui temi e sui destini dell'ente ci sarà perché ci crediamo fermamente e perchè sarà utilissimo raccontare alle famiglie con precisione gli obiettivi reali e le prospettive che ogni lista intende proporre. La presenza dei requisiti di legge nei candidati, e le loro specifiche esperienze.


Invito tutti - nel frattempo - a documentarsi, bene e con i documenti alla mano, su quello che e' accaduto in questi mesi, sul ciò che Cifa ha vissuto e sta vivendo e sul fatto che il 'passo indietro' di Ambra Enrico, Salvatore Gandolfo, Antonio Munafo' rappresenta una ulteriore conferma di ciò che noi dicevamo da tempo peraltro nelle sedi opportune, e non usando indecorosamente internet.


Siamo contenti di questa ammissione palese di Enrico, Munafò e Gandolfo anche se fa sorridere il tentativo goffo di mascherare il gesto con un presunto atto di "generosità" che, a ben vedere propone un bucolico ritorno ad un Cifa che non ha alcun futuro, non è adeguato ai compiti di legge e neppure, in verità, è mai esistito. Anche questo è sintomatico dello stile di chi ha guidato il Cifa per quattro mesi dopo il golpe del 29 Aprile.


Buon lavoro e a presto.

Un cordiale saluto.
Gianfranco Arnoletti

venerdì 21 ottobre 2011

Ho letto su un blog...

Ho letto su un blog alcune domande che riguardano la cooperazione internazionale di CIFA. Le domande sono garbate e corrette ed è giusto che io, il direttore della cooperazione di CIFA, provi a formulare una risposta che cerchi di spiegare e togliere possibili dubbi.
Il CIFA svolge azioni di cooperazione internazionale da quasi sette anni. Prima aveva una persona che si occupava di solidarietà. Una brava ragazza che gestiva alcune decine di sad e un paio di operazioni per lo più negli orfanotrofi in cui si adottava.
Quando mi fu dato il mandato di costituire una direzione per la cooperazione (e la comunicazione e il fund raising) chiesi a quel direttivo (di cui erano membri sia la signora Ambra Enrico che Gianfranco Arnoletti) se ben comprendevano in che ginepraio si stavano andando a mettere. La Cooperazione che proponevo era composta da diverse attività che avevano come focus i diritti dell’infanzia. Che sarebbero costate non moltissimi soldi, ma certamente un cambio di logica: il “core business” del CIFA sarebbe passato dall’adozione al bambino come soggetto di diritti e interessi superiori a ogni altro; di conseguenza la coppia genitoriale sarebbe diventata una alleata, ma non il punto focale delle attività di Cifa, che sarebbe stato il bambino.
Del resto era quello che chiedevano le convenzioni internazionali (anche in materia di adozione) e la legge italiana, ma era una svolta epocale: il CIFA sceglieva di non essere un “adottificio” (non è una critica: ce ne sono di ottimi) ma un ente che si occupava dei bambini e dei loro diritti a tutto tondo. Questa cosa avrebbe probabilmente influito anche sul volto pubblico (decisamente più gradito nei paesi da cui provenivano i bambini, i quali sapevano di permettere adozioni a chi si occupava anche dei piccoli che mai sarebbero giunti all’adozione)  ma era una scelta senza ritorno: quando decidi di aiutare i bambini non puoi, dopo un poco, dire che ti sei sbagliato, che i progetti messi in piedi non proseguiranno. Dovrai continuare, perché i tuoi progetti e i tuoi soldi, per quei bambini, sono la differenza fra la vita e la morte, fra la scuola e la strada, fra la serenità e lo sfruttamento!

[clicca qui per leggere per intero l'intervento di Marco Scarpati, direttore dell'ufficio cooperazione di Cifa]


Sapete dove trovarmi...

Ciao a tutti, credo di essere poco conosciuto, come altri operatori in Cifa che lavorano nell’ombra, perciò mi presento: opero da volontario nella nostra Organizzazione, ci lavoro da 21 anni, 13 dei quali a tempo pieno. Ho iniziato la mia collaborazione lo stesso anno in cui io e mia moglie abbiamo adottato la nostra amatissima figlia in Sri Lanka.
E non me ne sono più andato: sono stato il responsabile dei Corsi di Formazione, della Sede di Torino, poi membro del Consiglio Direttivo Nazionale, oggi responsabile Amministrativo e del Sistema Qualità (quello che ci ha permesso di creare un’organizzazione adeguata e di ottenere ben due qualificate Certificazioni internazionali).
Credo di avere qualche merito nell’aver contribuito a formare questo Ente per quello che è oggi, spesso con quel senso critico che mi appartiene.

Ho deciso di scrivere queste poche righe non per entrare nel merito delle attuali vicende, ma per ringraziare tutti gli operatori, dipendenti, volontari, professionisti, per aver ancora una volta dimostrato un attaccamento al Cifa, alla mission, ed una professionalità fuori dal comune anche in questo periodo di crisi. Lo voglio fare io perché non mi risulta che le diverse “governance” dell’Ente, in altre faccende affaccendate, se ne siano ricordate, anzi.

E poi, visto che non sopporto le ipocrisie e le false modestie, nel contempo ringrazio anche me stesso. Alle coppie che ci hanno conferito mandato voglio dire che so bene cosa significa essere in attesa, credetemi, per la mie vicende personali che alcuni conoscono, lo so molto bene anche se sono passati molti anni. Sappiate che noi siamo qui come sempre, lavorando ogni giorno per i minori in difficoltà in molte parti del mondo, e quindi anche per voi, questa è la nostra missione. Se qualcuno, chiunque, desidera sapere, conoscere, sarò ben lieto di incontrarlo: sa dove trovarmi.

Pier Paolo Bosini

giovedì 6 ottobre 2011

11 anni e tre traslochi...

Contribuisco anche io molto volentieri a inaugurare questo spazio operatori CIFA, desiderato e condiviso da noi tutti. Inevitabile dire che la motivazione a creare questo spazio è collegata al periodo che stiamo attraversando. Un periodo pesante, sospeso per certi versi, che ha rischiato la dispersione degli intenti del nostro lavoro, l’obiettivo più profondo legato ai bambini e alle famiglie.. per stare dietro a registri comunicativi di altro tipo.
Ma il rischio ci ha solo sfiorati perché forte è sempre stata la motivazione a non farsi trasportare dagli eventi, e insieme certo ci si aiuta meglio! L’unione è vero che fa la forza e per noi operatori ora è proprio così.
In questi mesi tante volte ho sentito chiedere: cosa è meglio per il CIFA? Quali cambiamenti aiuterebbero il CIFA?
Forse una domanda che precede queste potrebbe essere: ma chi sono le persone che fanno il CIFA?



Ci sono decine e decine di persone che fanno il CIFA tra volontari, dipendenti e professionisti non conosciuti così bene come le voci autorevoli che in questi mesi hanno rappresentato il CIFA. Non sono solo le voci autorevoli che lo rappresentano, ma ci siamo anche noi, più nell’ombra sulle nostre sedie.
Personalmente vivo il CIFA come un mondo meraviglioso ed è un onore per me farne parte da 11 anni. Sono una psicologa e ricordo che quando nel 2000 ho conosciuto il CIFA di Torino sono entrata in un bilocale a cui si accedeva tramite un ballatoio.. sono davvero pochi 11 anni rispetto alla vita che ha questo ente, ma  quando penso di aver partecipato già a tre traslochi della sede ne assaporo tutta l’intensità.
Anni belli per me dove sono cresciuta molto professionalmente grazie all’incontro con tante persone, grazie anche alle possibilità formative che l’ente mi ha dato.
Sono convinta che ogni persona che compone il CIFA, che ci mette il suo tempo, la sua competenza ha contribuito e contribuisce a farne un grande ente come è.
E sicuramente tante persone che ruotano attorno al CIFA non ci conoscono (gli operatori sono relativamente giovani e trent’anni fa la maggior parte di noi stava ancora sui banchi di scuola!)
Utilizzerò questo spazio sicuramente come occasione di maggiore conoscenza reciproca e di confronto per crescere nella mia funzione professionale.
Cinzia