Mi è stato
comunicato che su un blog sarebbe uscita una intervista in cui Mr. Ngauv Chhiv,
già referente per la Cambogia
di CIFA onlus, dichiara che sarebbe stato costretto a licenziarsi da CIFA nel
giugno 2010 per un mio ricatto perpetrato, a Phnom Penh, di fronte al
presidente di CIFA Gianfranco Arnoletti (avrei detto: “o ti licenzi o io fermo
gli aiuti ai bambini cambogiani”). A tale bugia egli aggiunge che mai la
signora Ambra Enrico lo ha licenziato e che ora, senza più salario dal mese di
ottobre, vive aiutando i bambini di strada grazie al sostegno di altri.
Strana forma di
sindrome di Stoccolma quella dell’amico Chhiv, che io presentai al CIFA quando
aprii per l’ente le adozioni in Cambogia. Al fine di meglio precisare i fatti a
mia conoscenza vorrei formulare per l’ennesima, e spero ultima, volta la reale
e documentata ricostruzione dei fatti.
Nel luglio 2010 Mr.
Chhiv si dimise da presidente della ong cambogiana (della quale nessun italiano
rappresentate di CIFA era membro) che gestiva la cooperazione di CIFA (e altri)
in Cambogia. A tale scelta furono spinti dal governo cambogiano (per il quale
andavano differenziati i soggetti che svolgevano la cooperazione e quelli che
svolgevano l’adozione). Nulla di nuovo, per noi, giacchè in nessun paese al mondo
Cifa gestisce, con le stesse persone, aiuti e pratiche adottive.
In precedenza doglianze
erano state da me rappresentate alla ong da lui presieduta, in ordine alla non corretta
contabilità, al non rispetto degli impegni di spesa, alla mancanza di adeguamento
della struttura agli standard richiesti dalla UE e dagli organismi di
cooperazione internazionale, alla non conoscenza di lingue straniere da parte dei
2 responsabili (amministrativo e sad), agli
scarsissimi controlli sui bambini seguiti nei sad, alle schede dei bambini
scarne e spesso fatte a fotocopia una dell’altra. Cose che, nel complesso, facevano perdere
soldi e tempo alla struttura. A ciò si aggiunga che alcuni membri del Consiglio
direttivo dell’ong avevano minacciato di andarsene se Chhiv non si fosse
dimesso permettendo una riforma radicale dell’ente.
Malgrado tutto
ciò mai ho sostenuto che avrei distolto somme dagli aiuti in Cambogia:
innanzitutto perchè nessuno di noi è singolarmente padrone degli aiuti, e poi
perché, come noto, i sad non si possono spostare in altro paese o interrompere
a piacimento e, infine, perché erano appena stati finanziati 3 progetti da
organismi pubblici e altri 3 erano stati presentati ad altrettanti finanziatori.
Avevo invece
sostenuto che se la situazione non si fosse modificata avremmo dovuto costruire
un’altra ong che gestisse gli aiuti, visto che il segretario di Stato, nel
corso di un incontro a cui era presente anche Chhiv, ci aveva consigliato di
regolarizzarci celermente (sembrava, allora, che la legge sulle adozioni sarebbe
entrata in vigore a breve) per evitare incomprensioni e ritardi nel
riconoscimento di CIFA.
La nuova
gestione ha funzionato benissimo (stando anche alle dichiarazioni fatte a Phnom
Penh sia dalla signora Enrico che dal signor Gandolfo): la ong attuale sta
lavorando nel rispetto delle previsioni di bilancio, raffrontando sempre almeno
3 preventivi per ogni acquisto (cosa che ha permesso un risparmio di gestione
di circa il 19%), aiutando un numero sempre maggiore di bambini (sono aumentati
di circa il 20%), sostituendo il personale non adeguato con assunzioni fatte su
bando, coinvolgendo una dozzina di volontari locali e internazionali, collaborando
in rete con altre ong cambogiane e internazionali e avendo presentato autonome richieste
di finanziamento alle cooperazioni di altri paesi (Giappone in primis)
fondamentali per mantenere i livelli di aiuto nell’attuale momento di crisi
economica Italiana ed europea.
Riassumendo: mai
né io, nè Arnoletti, abbiamo provveduto a licenziare Mr. Chhiv nel giugno 2010,
tant’è che egli ha ricevuto un regolare stipendio identico a quello precedente
fino al settembre 2011. Quando, nel giugno 2011, ci si è incontrati a Torino
non si è lamentato di nulla e ha ribadito, avanti al nuovo direttivo e altre
persone dello staff di cooperazione, la sua amicizia nei miei confronti.
Prima di partire
per la missione in Cambogia in settembre chiamai la signora Enrico su richiesta
del presidente Arnoletti, e le chiesi se vi fossero novità introdotte da lei
durante la sua direzione: ella mi comunicò che aveva provveduto a licenziare
Chhiv. Lo riferii al presidente Arnoletti e quando giunsi a Phnom Penh convocai
Ngorn (nominata da Ambra nuova responsabile al posto di Chhiv) per chiedere
lumi: Lei stessa mi ribadì che Chhiv era
stato licenziato e che adesso lei era la responsabile. Le chiesi di far avere
al presidente una nota delle spese e delle cose rimaste in sospeso (veicoli,
stipendi…) e ragionammo dell’adozione, comunque sospesa fino all’estate 2011.
In data 2 ottobre,
al mio rientro in Italia, il presidente di CIFA ricevette dalla signora Enrico,
e mi fece avere per i seguiti di mia competenza, una mail di succinto passaggio
di consegne, nella quale si legge la seguente frase
“Per quanto riguarda la Cambogia e la posizione
di Chhiv, non ritengo che quanto ho da dire debba essere ascoltato dagli
operatori.
Ritengo invece fondamentale spiegare a tutto il
direttivo per quale motivo ho provveduto ad allontanare Chhiv quale
responsabile delle adozioni in Cambogia.”
La mail mi
pareva chiara: Ambra comunicava al CIFA di avere allontanato (cioè licenziato)
Chhiv (cosa peraltro ribadita anche in altra mail, successiva).
Spiace,
pertanto, constatare che si continuino a raccontare bugie e che chi ha svolto tale
scelta non se ne assuma pubblicamente la responsabilità. Chi mi conosce o ha
letto i miei libri sa che è mio stile affrontare di petto le situazioni, anche
le più dolorose e che riguardano amici e collaboratori: se avessi licenziato
Chhiv me ne sarei assunto la responsabilità senza timori, mettendo nero su
bianco i motivi della mia scelta. Ma questa scelta, nel bene o nel male, non
l’ho fatta io.
Marco Scarpati - Direttore ufficio cooperazione - CIFA Onlus